Tuesday, July 25, 2006

Oggi lezione di orienteering!

Che bello!! Sono eccitatissimo. Oggi è il giorno in cui comincio ad andare alla Richard J. Daley Library della University of Illinois at Chicago (UIC). Quindi mi sveglio presto, mi faccio la doccia, la barba, mi vesto, preparo lo zainetto, chiudo casa (tra parentesi, qui sembra che non sappiano cosa sono i furti d’appartamento: hanno porte di carta velina, che chiudono con una mandata) ed esco. Cammino un isolato e mezzo, perché questa è la distanza che mi separa dalla fermata Addison della Brown Line, una delle linee della famosa El, la metropolitana sopraelevata di Chicago. Chi si reca a Chicago deve assolutamente provarla. Io adoro in particolare (e ho riscoperto il piacere anche in questo mio ritorno nella città del vento) quando si arriva nei pressi di Lasalle. Si passa il ponte sul Chicago River e poi pian piano i binari cominciano a snodarsi tra i grattacieli su cui si riflette l’immagine del treno e degli altri palazzi. Sembra di stare in un film di fantascienza o al Luna Park :) Come iniziare bene una giornata!

Trovare la UIC non è facilissimo però. O meglio, la UIC so dove sta, ma il problema è come cambiare linea della metro. Infatti, so che devo prendere la Blue Line in direzione Forest Park o Cermak (se si va nell’altra direzione si va verso l’aeroporto di O’Hare). Allora io arrivo alla fermata della Brown Line che si chiama Library (perché c’è la Public Library) all’incrocio tra State e Van Buren. La voce dello speaker dice: “Transfer to Blue Line”. Io, allora, scendo fiducioso. Il fatto è che io sono abituato alle metro italiane dove di solito quando c’è la possibilità di trasferimento su un’altra linea, si fa tutto senza dover uscire sulla strada e soprattutto ci sono cartelli cubitali. Qui invece non c’è nessuna indicazione! Dannazione!!! Faccio il giro dell’isolato tre volte prima di orientarmi sulla cartina che, fortunatamente, mi sono portato.

Mi è venuta anche una vescica al piede destro (domani, non c’è santo che tenga, vado con le infradito). Alla fine scopro che la Blue Line si trova all’incrocio tra Jackson e Dearborn, che è proprio lì dietro. Beh, mettere un cartello non sarebbe costata tanta fatica. Salto sulla Blue Line e in tre fermate sono a UIC-Halsted. È la mia. Da lì arrivare alla biblioteca è un baleno. Mi fanno entrare senza problemi. Loro hanno una politica di accesso libero. Chiunque può entrare, anche i non studenti e perfino gli stranieri. La bibliotecaria al reference desk è gentilissima e mi spiega tutto per bene: cataloghi, sale di lettura, distribuzione dei volumi sui piani. Mi metto a fare la mia ricerca e ad una prima ricerca trovo circa 70 libri interessanti. Tra questi una decina sembrerebbero addirittura fondamentali. Il clima nella biblioteca è ok. C’è aria condizionata, ma la temperatura è accettabile (niente brina sulle ciglia). L’unica cosa è che evidentemente ai bibliotecari piace la brezza, infatti piantato vicino alle scale e rivolto verso di loro c’è un ventilatore enorme, con una piantana di circa un metro di diametro. Sembra di stare nella galleria del vento quando ci passo davanti. Temendo di venire trascinato via, mi aggrappo alla ringhiera e mi trascino come per resistere alla bora di Trieste, finché riesco a svoltare l’angolo e a scendere al piano di sotto. Sono salvo! Sono le 5pm e la giornata di studio è finita. Torno verso casa (rush hour, ma ho visto di peggio).

Per il resto la serata passa tranquilla, con un bel film in DVD (Caché, di Michael Haneke, con Daniel Auteuil e Juliette Binoche) prima del meritato riposo.

11 comments:

Flores said...

Stupendi questi resoconti di viaggio, phelan! Ma a Chicago sei andato per studiare? Che figume!!! Salutami anche gli Smashing Pumpkins, o quel che ne resta dopo il per sempre luttuoso spiaccicamento...

disorder said...

Ma quella lì è la metro di E.R.! ;)
Meno male che ci sono i blog dei viaggiatori, per chi non va in vacanza sono una boccata d'aria fresca (boccata solo virtuale, visto che qui siamo ancora nella morsa del caldo torrido).

@flores: i Pumpkins torneranno a breve, o meglio tornerà il solo Corgan riesumandone il nome..

fabiana said...

in effetti per me (bloccata a casa per lavoro) l'unica fonte di divertimento nella blogsfera sei rimasto tu!!! Grande, continua così :-)

Edward Phelan said...

@flores: ciao Fede! Sì qui a Chciago sono per fare un po' di ricerche sul mio progetto di dottorato che riguarda essenzialmente i percorsi di formazione, i riti di passaggio e la costruzione dell'identità gay nella narrativa staunitense dopo Stonewall. Ma ho scelto anche la città perché mi piace moltissimo, perché ci abita uno dei miei più cari amici (Jason) e perché c'è Boystown :) Insomma, è anche una vacanza...

@disorder: Sì, e ti dirò di più, ho visto pure la fermata dove filmano gli esterni di ER! Sono felice di riuscire ad allietare la tua estate a casa. Non riuscirai a fuggire nemmeno per qualche giorno? magari per andare al mare sulle belle coste toscane?

@Fabiana: Grazie Fabiana! Tu sei un'aficionada del mio blog e ne sono molto felice. Sono contento di portare un po' di allegria e relax. E io mi sto divertendo un mondo a scrivere.

Un bacione a tutti e tre.

Lupus Savonarola said...

Ricordati i "misteri dolorosi", pelandrone!

chiara jolie said...

E.R., oddio, se vedi Luka Kovac limonalo da parte mia (questo è l'ormone impazzito postpuerperale, non è colpa mia...)

Siluanus said...

Sai che sacrificio t'ha chiesto la mamma der capoccia!!!

fabiana said...

stai facendo un dottorato? wow...

disorder said...

Ahimè no, forse giusto qualche giornata mordi-e-fuggi, lavoro+studio+penurie economiche non mi permettono altro :(

PS. ma non era San Francisco la capitale gay degli Stati Uniti? E città come New York e Boston dove le mettiamo? Chicago ha una maggiore importanza in questo senso?

Edward Phelan said...

@ disorder: San Francisco è la capitale gay mondiale, con la sua enorme comunità gay che ha come riferimento la zona Castro. Nel mondo San Francisco è seguita o forse è a pari merito con Sidney. New York negli Stati Uniti è la seconda città gay, grazie al Village. Ma Chicago viene per terza. È una città di mentalità molto aperta ed è sicuramente più gay di Boston, almeno per quanto io abbia visto a Boston. Qui il Chicago Tribune, il giornale più importante della città può permettersi di tenere in vita una rubrica umoristica gay (Boy from Boystownn, quella tenuta al giovedi' dal mio amico Jason), seguita per altro anche da molti etero. Le coppie di fatto dello stesso sesso possono registrarsi in municipio ed ottenere cosi', tra le altre cose, l'assistenza sanitaria per il partner (quando Jason non aveva lavoro, usufruiva di quella di Brad).

@Fabiana: Ebbene sì, sto studiando per un dottorato in letterature euroamericane che sconvolgerà l'accademia italiana :)

@Chiara Jolie: Ammappa, se becco Kovac altro che limonarlo! Lo prosciugo!!

@Siluanus/Lupus Savonarola: Eh, sì, davvero un sacrificio mi ha chiesto la Jolie... Comunque i misteri dolorosi non li ho dimenticati. Dopo essere guarito - quasi del tutto - dalle varie indisposizioni, ieri e oggi sono stato in biblioteca e in due giorni ho già finito il lavoro di ricerca nei cataloghi, trovando ben 170 titoli piu' o meno interessanti. Da domani si comincia a leggere! Direi che sto dedicandomi molto di piu' ai misteri dolorosi che non a quelli gioiosi e ancor meno a quelli gloriosi. P.S. Una domanda... MA esistono dei misteri libidinosi? No eh... no, chiedevo soltanto.

Andrea said...

Io ero stato in North Carolina a studiare l'inglese (o meglio americano ^_^ ), vicino Washington, ma Chicago deve essere tutto un altro mondo immagino. Mi vengono in mente grandi film, in tutti i sensi.