Friday, January 27, 2006

Giorno della memoria

Ho pensato che non fosse giusto lasciar passare sotto silenzio nel mio blog questa giornata che per me ha un significato profondo. Sono passati quasi 17 anni dalla prima volta che ho messo piede in un campo di sterminio, rimanendo segnato dall'esperienza di quella visita. Allora era il campo di Dachau, vicino a Monaco di Baviera. Dopo quel campo, negli anni che sono seguiti ne ho visitati altri tre: Natzweiler-Struthof, Mauthausen e Auschwitz-Birkenau. Vorrei essere capace di rendere le sensazioni angoscianti che ho provato, nonostante il tempo e i restauri abbiano in qualche modo "edulcorato" l'immagine di quei luoghi di morte, ad uso della nostra sensibilità, trasformandoli in musei dell'orrore. Ma in quei campi si avverte ancora l'assenza, l'assenza di umanità. L'umanità assente dei carnefici, perché mi chiedo come si possa trovare la forza di definire umane queste persone, ma anche l'umanità assente delle vittime, perché ad esse è stata tolta. Eppure i carnefici non sono riusciti a strappare del tutto l'umanità alle vittime. Forse l'hanno tolta dai loro corpi, ma non sono riusciti a cancellarla completamente dalle loro anime. Quell'umanità è riuscita a resistere ed è ora presenza, che aleggia in quei campi così come nei ricordi.


Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000.

Art. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2 In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.

Legge 20 luglio 2000, n. 211.

Nei campi non morirono solo ebrei e prigionieri militari e politici, ma anche zingari, omosessuali, disabili e molti altri ancora. Il ricordo è anche per loro. Così come per tutte le persone la cui vita, dignità e libertà furono distrutte e disprezzate, in ogni epoca e luogo.



Sunday, January 22, 2006


Ho incontrato tre uomini per strada,
mentre mi recavo al paese.
Il primo era calvo
e reggeva una bilancia arrugginita.
Il secondo portava una bottiglia
in cui aveva imprigionato il vento.
Il terzo era senza volto.
Il suo urlo muto non disturba il fornaio
che carica le ceste del pane.


Thursday, January 19, 2006

Padre nostro

Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d'ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre...
È a terra, non si difende più...
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.

Per difendermi, dopo l'ironia, avevo il silenzio.

Padre nostro che sei nei Cieli:
sono diventato padre, e il grigio degli alberi
sfioriti, e ormai senza frutti,

il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.


Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto
agli altri il mio potere perduto.
Infatti, Dio, io non ho mai dato l'ombra di uno scandalo.
Ero protetto dal mio possedere e dall'esperienza
del possedere, che mi rendeva, appunto,
ironico, silenzioso e infine inattaccabile come mio padre.
Ora tu mi hai lasciato.
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato
Quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.

Ecco perché è cambiata la mia vita.


E allora, poiché Ti ho,
che me ne faccio della paura del ridicolo?
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi

lampioni del mio deserto e della mia miseria.


Padre nostro che sei nei Cieli!
Che me ne faccio della mia buona educazione?
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero
operaio che viene dalla campagna, reso quasi nudo
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna
e che dà subito alla moglie - restando, lui, squattrinato,
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane...
chiacchiererò con la mancanza di pudore
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.
Sei contento? Ti confido il mio dolore;
e sto qui a aspettare la tua risposta
come un miserabile e buon gatto aspetta
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,

come un bambino imbambolato e senza dignità.


La buona reputazione, ah, ah!
Padre nostro che sei nei Cieli,
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino
- che sembrava tutt'uno col mio corpo e il mio tratto -
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?

Che me ne faccio di questa persona

cosi ben difesa contro gli imprevisti?

(da Affabulazione)


Thursday, January 12, 2006

Fade into you


I want to hold the hand inside you
I want to take a breath that’s true
I look to you and I see nothing
I look to you to see the truth
You live your life
You go in shadows
You’ll come apart and you’ll go black
Some kind of night into your darkness
Colors your eyes with what’s not there.

Fade into you
Strange you never knew
Fade into you
I think it’s strange you never knew

A stranger’s light comes on slowly
A stranger’s heart without a home
You put your hands into your head
And then smiles cover your heart

Fade into you
Strange you never knew
Fade into you
I think it’s strange you never knew

Fade into you
Strange you never knew
Fade into you
I think it’s strange you never knew
I think it’s strange you never knew


Saturday, January 07, 2006

Daybreaker


We lay on our backs in the grass
Silently watching the rain clouds move by far too fast
You said it was a night where anything could happen
But nothing was gonna last
And we're doing fine now yeah we do
We don't feel sad or bad or blue and you know
We ain't never defeated
Not broken inside all that is fine
Yeah all that is fine

We, we burn our boats each new year
Silently watching the flames and the old life disappear
We're burning new sunrise into yesterday's skies
An ashen fingerprint melts into the sea
And we're doing fine now yeah we do
We don't feel sad or bad or blue and you know
We ain't never defeated
Not broken inside all that is fine
Yeah all that is fine

And we're doing fine now yeah we do
We don't feel sad or bad or blue and you know
We ain't never defeated
Not broken inside all that is fine
Yeah all that is fine

(Beth Orton)

Solo lacrime


Vorrei dipingere il mio volto
e rendere eterne
le labili tracce della mia esistenza.
Vorrei rubare i colori dei fiori
e la sapiente costanza del mare.
Ma ho solo lacrime

e neanche un pennello…

Wednesday, January 04, 2006

Speed of Sound


How long before I get in
before it starts, before I begin
how long before you decide
before I know what it feels like
where to?
Where do I go?
if you've never tried then you'll never know
how long do I have to climb
up on the side of this mountain of mine.

Look up, I look up at night
planets are moving at the speed of light
climb up, up in the trees
every chance that you get
is a chance you seize
how long am I gonna stand
with my head stuck under the sand
I start before I can stop
before I see things the right way up.

All that noise, all that sound
all those places that I found
and birds go flying at the speed of sound
to show how it all began
birds came flying from the underground
if you could see it then you'd understand.

Ideas that you'll never find
or the inventors could never design
the buildings that you put up
Japan and China... all lit up
the sign that I couldn't read
or the light that I couldn't see
some things you have to believe
but others are puzzles, puzzling me

All that noise, all that sound
all those places that I found
and birds go flying at the speed of sound
to show how it all began
birds came flying from the underground
if you could see it then you'd understand.

All those signs I knew what they meant
something you can't invent
Some get made, and some get sent
ooh
words go flying at the speed of sound
to show how it all began
birds came flying from the underground
if you could see it then you'd understand
oh, when you see it then you'll understand.


Per vedere il video di "Speed of sound" cliccare qui

Tuesday, January 03, 2006

World's shortest fairy tale

Scegliete quella che preferite:

1. Once upon a time, a girl asked a guy, "Will you marry me?" The guy said, "NO!", and the girl lived happily ever after and went shopping, dancing, camping, drank martinis, always had a clean house, never had to cook and farted whenever she wanted. THE END.

2. Once upon a time, a guy asked a girl, "Will you marry me?" The girl said, "NO!", and the guy lived happily ever after and went fishing, hunting and got laid a lot and drank beer and farted whenever he wanted. THE END

Naturalmente "guy" e "girl" possono essere usati in varie combinazioni. In quel caso anche il verbo "to marry" potrebbe richiedere un aggiustamento in base alla nazione e al grado di civiltà della stessa. In Italia potrebbe essere qualcosa del tipo "move in with me to live together for the rest of our lives without any rights".

Eternal Sunshine of the Spotless Mind


Dedicato a chi non si dà requie,
a chi mi accende con un sorriso,
a coloro che mi costringono a cercare, sempre,
a chi amo e a chi non so ancora di amare.


How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray'r accepted, and each wish resign'd.

(Alexander Pope,
Eloisa to Abelard)


Thursday, December 29, 2005

Cronaca di un disamore


Mi hanno regalato Cronaca di un disamore per Natale. Non so che cosa abbia guidato la scelta. Forse il fatto che il libro è scritto da Ivan Cotroneo, che traduce Cunningham e Kureishi, due autori che amo (anche se di Cunningham amo in maniera particolare solo The Hours). Forse perché il romanzo racconta una storia d'amore omosessuale. O forse, infine, perché qualcuno l'aveva consigliato. Non credo, però, che nel momento della scelta avessero immaginato quali sarebbero potute essere le reazioni causate dalla lettura. Oh, il dono è stato più che gradito! È stato un magnifico regalo. Pur senza saperlo, forse in cuor mio lo desideravo, ne avevo bisogno...
Ho letto il romanzo questa notte, non sono riuscito a staccarmente. Non credo di essere in grado di giudicarlo. È un romanzo fatto di frammenti, capitoli brevissimi dove la narrazione passa dalla terza alla prima persona senza avvertire, a volte apparentemente senza senso. Pensieri, sogni, allucinazioni, citazioni. Il delirio di un innamorato abbandonato. Il linguaggio non è ricercato, le frasi brevi, il lessico comune, quasi piatto. Eppure non sono sicuro che questo sia un difetto... Ma non posso essere obiettivo. Avete mai avuto la sensazione di leggere un romanzo che vi scavasse dentro? Che tirasse fuori da voi dei dolori nascosti, dei ricordi sopiti? Ho letto molte pagine con le lacrime agli occhi, perché quella che stavo leggendo somigliava alla mia storia. Nomi, luoghi, età cambiate. Ma le stesse emozioni e motivazioni, le stesse paure e gioie, la stessa euforia, la stessa disillusione, la stessa sofferenza. È proprio vero che quando si è felici lo si è tutti allo stesso modo, ma ognuno è infelice a modo suo?
Non so dire perché abbia sentito il bisogno di non interrompere la lettura. Forse per masochismo, o forse è stata la mia terapia...

Wednesday, December 28, 2005

Elegia del silenzio (Federico García Lorca)

Silenzio, dove porti
il tuo cristallo appannato
di sorrisi, di parole
e singhiozzi di alberi?
Come rendi limpida, silenzio,
la rugiada del canto
e le sonore macchie
che i lontani mari
lasciano sul bianco
sereno del tuo manto?
Chi chiude le tue ferite
quando tra i campi
qualche vecchia noria
pianta il suo dardo lento
sul tuo cristallo immenso?
Dove vai se al tramonto
le campane ti feriscono
e spezzano la tua quiete
stormi di versi
e il gran mormorio d'oro
che cade sopra i monti
azzurri singhiozzando?

L'aria dell'inverno
frantuma il tuo azzurro
e taglia le tue foreste
il lamento silenzioso
di qualche fonte fredda.
Dove posi le tue mani
trovi la spina
del sorriso o il caloroso
fendente della passione.

Se procedi verso gli astri
il solenne cinguettio
degli azzurri uccelli
rompe il grande equilibrio
del tuo teschio nascosto.

Se fuggi il suono
sei suono lo stesso,
spettro di armonia,
fumo di grido e canto.
Vieni per dirci
nelle notti scure
la parola infinita
senza alito e labbra.

Trafitto di stelle
e maturo di musica,
dove porti, silenzio,
il tuo dolore extraumano,
dolore di prigioniero
della ragnatela melodica,
la tua sacra sorgente
cieca ormai per sempre?

Torbide di pensiero
le tue onde oggi trascinano
la cenere sonora
e il dolore del passato.
Gli echi delle grida
che svanirono per sempre.
Il tuono remoto
del mare, mummificato.

Se Jehova dorme
sali al tuo trono splendente,
spezzagli sulla testa
una stella spenta,
e smettila una volta per tutte
con l'eterna musica,
l'armonia sonora
di luce, e intanto
torna alla tua sorgente
dove nella notte eterna,
prima di Dio e del tempo,
tranquillamente nascevi.

Luglio 1920

(Traduzione di Claudio Rendina).

Tuesday, December 27, 2005

Friday, December 23, 2005

La ricetta del tacchino all'Unicum



Come preparare il tacchino?

1. Procurare un tacchino.
2. un bicchierino di Unicum.
3. Mettere il tacchino nel forno.
4. altri due bicchierini di Unicum.
5. Regolare il forno a 150 gradi.
6. Ulteriori 3 bicchierini di Unicum.
7. Accendere l'interruttore.
8. Ultericum bichieruni.
9. Tacchinare il grasso.
10 Bottiglialtro Unicarum.
11. Infilare dei tacchini in tutte le bottiglie di Unicum in giro.
12. Inbicchierare il versamento di Unicum.
13. Tenere al forno l'Unicum per un'altra ora
13+1. Quel mazzoliiiin di fiuri - che vien dalla monta-a-a-a-gna!...
14. Intacchinare l'unicum finchè è morbido.
15. Togliere i tacchi dall'unicum
16. E dajje de tacco e dajje de punta, quant'è bbona la sora Assunta..
17. Stai lontano da stu cooore...
18. Affettuare il tacchinicum
19. Piattare il servizio sopra.
20.Uni-uni-uni�no, aspetta, una-una-una..cum! Ecco, vedi che lo so dire!
21. Fermare il tavolum e taccare un altro coperto.
22.Sercire l'unicchino e consumarsi.

Ringrazio Gyorgyi per aver inviato su Langit questa ricetta che sicuramente avrà un gran successo ;-)

Wednesday, December 21, 2005

Vecchi scarponi

In qualche angolo
di una polverosa soffitta
c’è un paio di vecchi scarponi,
pesanti e logori.
Ricordo di cime nevose,
profumate di gelo e di terra;
ricordo di pendici erbose,
punteggiate del rosso dei rododendri.
Lo sguardo schivo di un camoscio
o la ritrosa marmotta
affaccendata alla sua tana.
Sento il respiro del vento,
il respiro del mondo:
rapisce l’anima
e la conduce su laghi ghiacciati
a valicare i confini del cielo,
del sogno.
A rincorrere le nubi dispettose,
sempre pronte a dissolversi
per non farsi catturare.
E poi tornare dal volo
con la certezza di avere
qualcuno che attende, che ama,
un rifugio sicuro.
Nessuno più porterà quei vecchi scarponi,
ma nessuno mai li butterà.

Tuesday, December 20, 2005

Arridatece Günter!

Ma ve ne siete accorti? Oppure completamente alienati dalla vita frenetica di questa società, dove non c'è più spazio per la contemplazione, avete lasciato che questo scempio avenisse nel silenzio generale? Non vi siete resi conto dell'orribile misfatto che si è compiuto? Davvero non lo sapete? E allora ve lo dico io...

Hanno cambiato il bambino Kinder!!!!!!!

Ormai sono già un po' di mesi che sulle scatole delle amate barrette con "più latte e meno cacao" non campeggia più il sorridente e rassicurante volto di Günter Euringer, ma quello maligno di un mostro i
ncarnato nel corpo di un bambino. Sembra un'innocente creatura, ma giunge direttamente dal villaggio dei dannati. E per questo dico: ridateci il bambino Kinder di una volta! Ridateci Günter! E chissenefrega se adesso ha cinquant'anni, arridatecelo!!!
Se voi foste al supermercato e sullo scaffale trovaste queste due scatole di deliziosi cioccolati Kinder



Con quale delle due ve ne andreste felicemente alla cassa?


Ogni volta che acquisto i Kinder nella nuova scatola mi sembra di prenderli direttamente dalle mani di Chucky, la bambola assassina. Se siete convinti che anche voi, come me, scegliereste la prima scatola, allora andate a vedere il sito Weg mit Kevin (il bambino nuovo, sigh, ha la faccia da Kevin). E allora urliamo con forza: "Arridatece Günter!"

Monday, December 19, 2005

(Glad I didn't have) "Gay Sex in the '70s"

Ecco un articolo scritto qualche tempo fa su Planet Out dal mio amico Jason S. Steele. Credo che sia abbastanza allarmante il ritorno al giorno d'oggi di fenomeni come il barebacking. Forse si sta un po' abbassando la guardia sul problema del contagio da HIV? E forse non si è mai parlato a sufficienza delle altre malattie sessualmente trasmissibili.

At the beginning of the new documentary, Gay Sex in the '70s, the director refers to this era of drugs and anonymous sex as "the most libertine period the Western world has ever seen since Rome." And after watching the film, I'm glad I wasn't of age to experience it.

Having been born in 1974, the only real thing I can recall of the 1970s was my dad's handlebar moustache and my mother's stretch terrycloth rompers (or maybe I'm confusing her with Joyce Dewitt from "Three's Company" -- they looked similar). Nevertheless, when I think about the disco decade, I immediately conjure up images of bad music, bad fashion and bad hygiene, or at least it comes across that way in the TV shows and movies from that era. The entire period seems to have a fine layer of grit over it that leaves me longing for a shower. It's no surprise then, that after watching "Gay Sex in the 70's" I was left feeling dirty -- both mentally and physically.

The film is a chronicle of the gay culture in New York during the era between the Stonewall riots of 1969 and the beginning of the AIDS crisis in 1981. It interviews several men who gleefully relive this time of gay liberation through photographs, memorabilia and personal anecdotes. The men reminisce about cruising Chelsea and looking for a dip, I mean "trick," on the West End piers, where hundreds of horny homos would meet every night in the abandoned warehouses to have sex with literally any person who crossed their paths. All unprotected sex, of course.

I understand that the '70s marked a time when gay men were breaking free of oppression and could finally come out loud and proud. They could let their hair -- and pants -- down with what they thought were little, if any, repercussions. But I find it amazing that no one was concerned about their personal safety and well-being when they were off in back alleys and dark corners looking for sex. Several of the men in the documentary fondly talked about receiving numerous STDs as if they were an itching, burning badge of honor. One couple recounts all the diseases they had overcome during this time, listing them off one by one. "Don't forget anal warts!" one reminded the other. How could you?

Another man even had a slight smile as he recalled a personal story that ended with the phrase "... and it turned out I had gonorrhea of the throat." Oh, how funny! Now, if you'll excuse me, I must go gargle with bleach.

Perhaps this was all so shocking to me because I grew up in a time when people were more regularly educated about the dangers of unprotected sex. (Unprotected straight sex, that is.) I remember in junior high when the phys. ed/health teacher took the boys aside and sheepishly showed us graphic pictures of male private parts ravaged by venereal disease, telling us this was our future if we had sex without a condom. It scared me straight (well, scared me abstinent -- until college, at least). We might not have been given all the information about STDs, like how we could get the clap or what caused it, but we knew it was something to avoid. So did the gay men of the '70s, yet they chose to ignore it.

While certain aspects of the film did seem like the '70s might have been a good time -- nude sunbathing on Fire Island or hobnobbing with the glitterati at Studio 54, for instance -- the ramifications of unprotected sex with hundreds of people wouldn't have been worth it. I would have preferred to be a fly on the wall of a dark backroom, as opposed to having my fly unzipped as I was pushed up against the wall of a dark backroom.

As Rome eventually fell, so too did this decade of decadence. The era of free gay love came to a screeching halt in 1981 with the beginnings of the AIDS epidemic. One would hope that the gay community would have learned from the past, but everything in life is cyclical. I am not surprised that, 20 years later, more and more gay men are involving themselves in risky behaviors, such as barebacking and PNP ("party and play") -- much as they did in the 70's.

My overall impression from the film was that the promiscuous gay sex in the '70s, while fun at the time, is best left to the homo history books. And that "Chelsea Piers" would be a great name for a drag queen.

A Pittsburgh native and current Chicago resident, Jason Steele attributes the friendly Windy City gays for giving him that final shove out of the closet. After two attempts at dot-com jobs, he now devotes his time to writing.

Sunday, December 18, 2005

This Woman's Work

Nell'episodio di questa sera di Crossing Jordan, trasmesso su LA7, ad un certo punto sono rimasto folgorato nel sentire una canzone che non ascoltavo da molto molto tempo.
Si tratta di una stupenda canzone di Kate Bush dal titolo This Woman's Work, che si trova nell'album The Sensual World.
Proprio da poco è uscito Aerial, il nuovo album della cantante, ballerina, compositrice, coreografa britannica. Un ritorno più che gradito di questa incredibile voce (quattro ottave di estensione!!).


This Woman's Work

Pray God you can cope.
I stand outside this woman's work,
This woman's world.
Ooh, it's hard on the man,
Now his part is over.
Now starts the craft of the father.

I know you have a little life in you yet.
I know you have a lot of strength left.
I know you have a little life in you yet.
I know you have a lot of strength left.

I should be crying, but I just can't let it show.
I should be hoping, but I can't stop thinking

Of all the things I should've said,
That I never said.
All the things we should've done,
That we never did.
All the things I should've given,
But I didn't.

Oh, darling, make it go,
Make it go away.

Give me these moments back.
Give them back to me.
Give me that little kiss.
Give me your hand.

(I know you have a little life in you yet.
I know you have a lot of strength left.
I know you have a little life in you yet.
I know you have a lot of strength left.)

I should be crying, but I just can't let it show.
I should be hoping, but I can't stop thinking

Of all the things we should've said,
That were never said.
All the things we should've done,
That we never did.
All the things that you needed from me.
All the things that you wanted for me.
All the things that I should've given,
But I didn't.

Oh, darling, make it go away.
Just make it go away now.

Saturday, December 17, 2005

Non nascondere il segreto del tuo cuore



Non nascondere
il segreto del tuo cuore,

amico mio!

Dillo a me, solo a me,

in confidenza.

Tu che sorridi così gentilmente,

dimmelo piano,

il mio cuore lo ascolterà,

non le mie orecchie.

La notte è profonda,

la casa silenziosa,

i nidi degli uccelli

tacciono nel sonno.

Rivelami tra le lacrime esitanti,

tra sorrisi tremanti,

tra dolore e dolce vergogna,

il segreto del tuo cuore.


(Rabindranath Tagore)


Un impegno concreto: più cerone per tutti!

So che se n’è parlato a più riprese, ma finora – da bravo San Tommaso – non avevo potuto toccare con mano la sconvolgente verità, che mi si è rivelata esattamente una settimana fa: Berlusconi è coloured!!! Stavo camminando bel bello con due amiche per via Condotti, superando a fatica la coda da casello autostradale fuori dal negozio di Gucci (ma che è?!? C’è Tom Ford nudo dentro? Ah no, è vero, adesso non fa più lo stilista di Gucci, vuol fare il regista) quand’ecco che veniamo travolti da un’orda barbarica. In mezzo alla folla vociante, glorificante, implorante e, diciamolo, pure un po’ scassapalle, s’intravvede una mezza dozzina di aitanti bodyguards. Riuscire a individuare il nostro premier è stato compito un po’ più arduo visto che con i tacchi arrivava pressappoco all’inguine delle guardie del corpo. Ma poi ecco un pezzo di pelle (ma è pelle o tartan??) dall’insolito colore. È l’epidermide di Silvio!!! Non c’è che dire, ha un colore uniforme, anche la pelata. Ma non aveva fatto un trapianto di capelli? E io che m’immaginavo Mr. B in versione Cesare Ragazzi! Come descrivere la faccia del nostro presidente del consiglio? Quasi impossibile – cioè, ci sarebbe una metafora appropriata, ma non mi piace essere scurrile - ma ci proviamo. La tonalità della faccia del primo ministro è una via di mezzo tra il giallo ocra, il terra di Siena e il color ruggine. Non appena sono stato colpito dalla luce arancione che emanava, ho istintivamente portato la mano agli occhi. Di fianco a me un venditore di caldarroste. La tentazione di prenderne una rovente e tirargliela era molto forte, ma probabilmente questa avrebbe solamente sciolto lo strato di cerone spesso cinque centimetri per rimanere incastonata nella faccia di Mr. B come un meteorite in un prato. Adesso mi chiedo... ma cambierà colore con i giorni della settimana? Blu, verde, rosso, giallo...


Friday, December 16, 2005

Scrivi una poesia per me


Scrivi una poesia per me
e racchiudila in una busta azzurra.
Scrivici l’amore che vivremo
e quello vissuto.
Raccontami il tuo volto,
rivelami un segreto.
Anch’io scriverò una poesia per te.
Così quando non avremo più occhi,
né volto, né corpo,
resterà il ricordo.