Wednesday, March 21, 2007

Un mondo folle


MAD WORLD (Gary Jules)


All around me are familiar faces
Worn out places
Worn out faces

Bright and early for their daily races
Going nowhere
Going nowhere

Their tears are filling up their glasses
No expression
No expression

Hide my head I want to drown my sorrow
No tomorrow
No tomorrow

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very very
Mad world
Mad world

Children waiting for the day they feel good
Happy birthday
Happy birthday

Made to feel the way that every child should
Sit down and listen
Sit down and listen

Went to school and I was very nervous
No one knew me
No one knew me

Hello teacher tell me what’s my lesson
Look right through me
Look right through me

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very very
Mad world
Mad world
enlarged in your world
Mad world

Friday, February 09, 2007

Nei tuoi occhi

Nei tuoi occhi c'è il colore della terra che dà frutti,
ci sono alberi vigorosi, c'è la passione...
C'è il fuoco, c'è il sorriso.
C'è anche la malinconia dell'autunno
e le foglie che cadono sul terreno
e giacciono quiete,
proprio come te al mio fianco la notte.
Ci sei tu nei tuoi occhi. E ci sono anche io.


Sto ascoltando: Sarah Brightman, "What a Wonderful World", Harem.


Wednesday, February 07, 2007

Il gioco del libro sulla scrivania

In genere nemmeno io sono il tipo da catene di Sant'Antonio né di altri santi.
Però se si tratta di parlare di libri e, soprattutto, me lo chiede l'omfaloscopica Featheryca, non posso far altro che obbedire.

Ecco le istruzioni:

* prendere il libro più vicino
* sfogliare sino a pagina 123
* contare le prime 5 frasi della pagina
* riportare nel blog le 3 frasi seguenti
* suggerire il gioco ad altri 3 blogger

Nel mio caso il primo libro in italiano che mi capita sotto mano è:

Dennis Cooper, Idoli (tit. or. Guide, 1997), trad. it. di Marco Pensante, Milano: Marco Tropea Editore, 1998. Un libro che consiglio solo alle persone che non si impressionano facilmente ;-)

Lui stava facendo uno sforzo titanico per non abbassare gli occhi a guardare. «Ti piaccio come quel tipo degli Smear?»


Passo la palla a:

Fabiana: perché ho trascurato il bloggettino ultimamente e so che sei una fan accanita :-)
Suzuran: perché ti devo una e-mail e una telefonata e al massimo il libro lo fai scegliere alle lumache...
Eagle: perché mi sono perso un sacco di puntate del tuo blog e soprattutto le portate di gnocchi :-P

Spero non l'abbiate già ricevuto, altrimenti... ignoratemi :-D

Thursday, December 07, 2006

Bisbiglio Sintetico

L’analizzatore ancestrale di nickname in base al proprio blog mi ha affibiato il nome di “Bisbiglio Sintetico”


L'appello di Arild Ovesen


In Rete circola questa parodia delle catene di sant'Antonio, di autore ignoto, riportata sul blog di Paolo Attivissimo all'indirizzo http://www.attivissimo.net/antibufala/humor/arild.htm. Consiglio a tutti di consultare il suo elenco di bufale prima di inoltrare qualsiasi appello su virus, bambini da salvare, ecc. Spesso si tratta di bufale (e a volte addirittura di virus).

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Ciao, il mio nome è Arild Ovesen. Soffro di malattie rare e mortali, cattivi risultati scolastici, estrema verginità, paura di venire rapito e ucciso mediante elettroshock anale, e senso di colpa per non aver inoltrato 50 miliardi di catene di Sant'Antonio mandatemi da persone che pensano davvero che se uno le inoltra, la povera piccola bambina di 6 anni a Foligno con un capezzolo in fronte riuscirà a procurarsi abbastanza denaro per toglierlo prima che i genitori la vendano al Circo Orfei.

Prima di tutto devi mandare questa lettera a 7491 persone entro i prossimi 5 secondi. Sennò verrai stuprato/a da un montone impazzito e gettato fuori da un edificio altissimo per cadere in una collina di escrementi animali. Se non lo farai, a causa di uno strano virus la ventolina dentro il pc si metterà a girare al contrario e vi risucchierà il processore.

Dopo una serie di lampi di colore blu dal vostro lettore cd (se avete il masterizzatore è peggio) uscirà il totem della buona sorte che ha già fatto il giro del mondo tre volte (e mi ha confidato di essersi rotto il cazzo perché vorrebbe starsene cinque minuti a casa) vi metterà sulla tastiera e vi farà il carretto, indipendentemente se siete donne o uomini.

Per ogni messaggio che manderete all'indirizzo boccaloni@cheregalo.it una associazione donerà 1/4 di dollaro per comprare un aereo all'aviazione americana che servirà per tirare giù un'altra funivia in Italia. E per ogni mail che manderete alla Microsoft o che manderà un'altra persona dopo avere ricevuto l'informazione da voi vi verrà portata una pizza quattro stagioni a casa vostra da Bill Gates in persona... io all'inizio non ci credevo poi ne ho spedite tante e dopo tre settimane mi è arrivato addirittura un calzone farcito!!! É del tutto vero!!! Perché questa lettera non è come tutte quelle false, QUESTA è del tutto autentica!!! Del tutto vero.

Ecco il programma:

  • Mandala a 1 persona: 1 persona si incazzerà perché gli hai mandato una stupida catena di Sant'Antonio.
  • Mandala a 2-5 persone: 2-5 persone si incazzeranno perché gli hai mandato una stupida catena di Sant'Antonio.
  • Mandala a 5-10 persone: 5-10 persone si incazzeranno perché gli hai mandato una stupida catena di Sant'Antonio, e forse valuteranno l'opportunità di sopprimerti.
  • Mandala a 10-20 persone: 10-20 persone si incazzeranno perché gli hai mandato una stupida catena di Sant'Antonio, e faranno saltare te, la tua casa, la tua famiglia e il tuo gatto in aria.

Erode Scannabelve, un pediatra mannaro di Trieste, non spedì a nessuno questa mail: dei suoi tre figli uno cominciò a drogarsi, il secondo entrò nel Partito Umanista e il terzo si iscrisse a Ingegneria dei Materiali.

Turiddu Von Wasselvitz, un allenatore di farfalle da combattimento austro-siculo, si fece beffe di questa mail ad alta voce, e in quello stesso istante gli esplose la testa.

Meo Smazza, pornodivo shakespeariano, non diede alcun peso a questa mail: ignoti gli riempirono un profilattico di azoto liquido, e lui se ne accorse solo dopo averlo indossato.

Un tizio che conosco non ha diffuso questa mail e ha disimparato a andare in bicicletta.

Se inviate questo messaggio a tutti coloro che conoscete, perderete 2 minuti (e tutti i vostri amici) ma contribuirete a salvare la vita di un bambino. Se non lo farete vi cadra' addosso un pianoforte.

Friday, December 01, 2006

Il vento folle


In questi giorni mi risuona nella mente questa bellissima canzone di Giuni Russo, che voglio dedicare al mio amore che legge sempre queste pagine...

Ho piantato un giardino
Di pensieri e sentimenti in piena terra agitati dal vento
Dal vento di un desiderio
Che non vuole, non vuole darsi per vinto
Hou hou hou fait le vent fou
Hou hou hou hou dans la harpe du houx
Hou hou hou fait le vent fou
Hou hou hou hou all’ombra dei sentieri
E poi vederti passare
Nel rumore del mare
Su tappeti di schiuma
Nelle spiagge sognate
Poterti parlare
Mi commuove
Il vento folle porta un atomo d’amore dentro il cuore
Hou hou hou fait le vent fou
Hou hou hou hou all’ombra dei sentieri
Hou hou hou fait le vent fou
Hou hou hou hou all’ombra dei sentieri
Un respiro come un’onda del mare
E la pienezza dell’amore che mi assale ed io foglia nel vento
Quel vento di un desiderio
Che non vuole, non vuole darsi per vinto
E poi ti vengo a cercare nel rumore del mare
Su tappeti di schiuma nelle spiagge sognate
Poterti abbracciare mi commuove
Il vento folle porta un atomo d’amore dentro il cuore
Hou hou hou fait le vent fou
Hou hou hou hou dans la harpe du houx
Hou hou hou fait le vent fou
Hou hou hou hou all’ombra dei sentieri

Telling tales

Nadine Gordimer (ed.), Storie (tit. or. Telling Tales), Milano, Feltrinelli, 2005.


21 scrittori contro l'AIDS. 5 di questi scrittori sono Premi Nobel, e i ricavati del libro verrano totalmente devoluti in beneficienza. “Volevo che queste fossero delle bellissime storie che celebrano la vita, che poi è proprio ciò che è negato alle persone che soffrono di Aids: la pienezza della vita.” Nadine Gordimer



Il libro
L’idea di un’antologia di racconti a scopo di beneficenza è nata da una brillante intuizione di Nadine Gordimer che ammirando le iniziative analoghe portate avanti da alcuni importanti esponenti del mondo della musica, ha deciso di chiedere un racconto ad alcuni autori da lei particolarmente amati. Il risultato è straordinario: raramente un gruppo così variegato di illustri scrittori da tutto il mondo è stato pubblicato nella stessa antologia. Le storie catturano una gamma mirabolante di emozioni e situazioni dell’universo umano: la tragedia, la commedia, la fantasia, la satira, il sesso, la guerra e il dramma in continenti e culture fra loro molto diversi. Solo per fare alcuni esempi, Arthur Miller narra le vicende di un ragazzino di tredici anni alle prese con un cagnolino, Rushdie invece costruisce una piccola favola nella quale un maharajah sposa una giovane donna in carriera di New York, il racconto della Atwood vede una donna che ripensa al suo amore perduto mentre guarda un programma d’archeologia alla televisione, Paul Theroux ci illustra una sua peculiare visione di un mondo distopico nel quale il sesso è praticato solo se vestiti interamente in latex e i bambini si comprano sul mercato nero, Magris porta il lettore al funerale dell’idea di Mitteleuropa, la Gordimer si cala nei panni di un bambino orfano in un campo profughi, Woody Allen disegna un breve sketch brillante ambientato nella sua Manhattan e García Márquez scrive una piccola gemma che racconta le vicende del senatore Onésimo Sánchez, al quale rimangono, all’inizio del racconto, solo sei mesi e undici giorni da vivere. Questi sono solo alcuni degli autori presenti in questa raccolta, nella quale, a parte l’impegno comune nella lotta contro una terribile piaga che sta devastando l’Africa, ritroviamo per la prima volta l’uno accanto all’altro grandissimi autori i cui tratti caratteristici sono esaltati dalla loro simultanea presenza in un volume.

“Volevo che queste fossero delle bellissime storie che celebrano la vita, che poi è proprio ciò che è negato alle persone che soffrono di Aids: la pienezza della vita.”
Nadine Gordimer

Approfondimento
Scritti di: Chinua Achee, Woody Allen, Margaret Atwood, Nadine Gordimer, Günter Grass, Hanif Kureishi, Claudio Magris, Gabriel García Márquez, Arthur Miller, Es’kia Mphahlele, Niabulo Ndebele, Kenzaburo Oe, Amos Oz, Salman Rushdie, José Saramago, Ingo Schulze, Susan Sontag, Paul Theroux, Michel Tournier, John Updike, Christa Wolf.

Sto ascoltando: Nelly Furtado, "All good things (come to an end)", Loose, 2006.

Monday, November 27, 2006

Viðrar vel til loftárása


Ég læt mig líða áfram
í gegnum hausinn
hugsa hálfa leið
afturábak
Sé sjálfan mig syngja fagnaðarerindið
sem við sömdum saman
Við áttum okkur draum
áttum allt
við riðum heimsendi
við riðum leitandi
klifruðum skýjakljúfa
sem síðar sprungu upp
friðurinn úti
ég lek jafnvægi
dett niður
alger þögn
ekkert svar
En það besta sem guð hefur skapað
er nýr dagur.

Friday, November 24, 2006

Nasce la rivista Dintorni!

È con gioia che annuncio la nascita di Dintorni, la rivista di letterature e culture dell'università di Bergamo.

Numero 1
Lingua, alterità, identità

Atti del Convegno Internazionale tenutosi presso l’Università degli Studi di Bergamo il 24 e 25 novembre 2005

La rivista che si presenta oggi al pubblico nasce dall’iniziativa di un gruppo di docenti di letteratura (e dintorni, appunto) dell’Università di Bergamo che hanno ravvisato l’opportunità di creare uno spazio editoriale di carattere istituzionale in cui potessero esprimersi le molteplici ricerche in atto. È naturale quindi che essa sia sostenuta dai Dipartimenti interessati, in quanto luoghi della ricerca.
Si è pensato in primo luogo a uno spazio per i lavori collettivi, che si svolgono numerosi nei gruppi e nei Centri di ricerca locali, nazionali e internazionali, nei Dottorati, nelle aggregazioni disciplinari e interdisciplinari, nella didattica ordinaria e nei seminari e convegni che caratterizzano in modo così rilevante una Università come quella di Bergamo, giovane e dinamica, piccola ma non minore, periferica ma non provinciale.
Da qualche tempo, nella pluralità delle singole iniziative si era cominciato a cogliere un intrecciarsi di temi e di problematiche, uno spontaneo rimandarsi di sollecitazioni e di domande che travalicavano i confini settoriali: segno di una maturazione raggiunta dai vari contesti di ricerca creatisi negli anni, e che si impegna oggi soprattutto sui temi dell’interculturalità, delle identità incrociate, dei linguaggi multipli, di una circolazione culturale ormai planetaria e meticcia, osservandoli dalla propria collocazione geostorica, che è europea, ma che non intende qualificarsi come eurocentrica. A tali contesti, così fittamente intrecciati, Dintorni intende offrire uno stimolo e un approdo editoriale, affiancandosi alle altre pubblicazioni, consolidate o di recente istituzione, che, in numero cospicuo e con caratteristiche varie, coltivano il fertile campo umanistico della nostra Università.
Una rivista istituzionale esprime necessariamente (e opportunamente) la pluralità delle discipline, delle metodologie e degli orientamenti culturali dei suoi redattori. Nel processo di consultazione che ha portato a fondare la nuova rivista, ci è parso che la forma più appropriata per rappresentare e per incentivare la nostra collettività plurale fosse quella dei numeri monografici, o almeno prevalentemente tali, affidati di volta di volta a promotori responsabili. Il numero inaugurale, dedicato ai lavori svolti in un convegno internazionale sui temi della lingua, dell’identità e dell’alterità, non potrebbe meglio rappresentare una così larga parte dei nostri interessi, delle nostre ricerche e delle nostre speranze in un lavoro culturale che apra orizzonti, o quanto meno contribuisca a tenerli aperti.

Per acquistare online la rivista, cliccare qui.

Wednesday, November 22, 2006

Anch'io sarò il tuo specchio...


Il mio amoruccio mi ha dedicato questa bellissima canzone dei Velvet Underground... (sospiro)


I'll be your mirror
Reflect what you are, in case you dont know
I'll be the wind, the rain and the sunset
The light on your door to show that you're home

When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'cause I see you

I find it hard to believe you don't know
The beauty that you are
But if you don't let me be your eyes
A hand in your darkness, so you won't be afraid

When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'cause I see you

Ill be your mirror

Monday, November 20, 2006

Il viaggio di ritorno


Il treno è partito lentamente dalla stazione di Genova. Dal finestrino guardo la valle dello Scrivia e gli alberi rivestiti dei loro colori autunnali: il giallo, il rosso, il marrone. In una galleria incrociamo un altro treno... una lunga linea luminosa nel buio...

'Come alive' he said 'don't go'
It could be such a beautiful world...


La luce del sole vibra tra le mie ciglia, riuscendo a farsi strada nella foschia...

When my mother was out for the evening I'd take off my clothes and dance naked , barefoot, through the dim apartment on the shaggy carpets. The glittering spires outside surrounded me like astounded adults. Snow fell, swirled, slalomed past our windows. A cloud got caught between our building and the next. The second Sibelius symphony provided me with exalted feelings to interpret. What a relief to feel longing in my arms, passion in my legs, craving after beauty in my hands rather than in my head for once...

Una ragazza bionda, in una giacca verde di velluto morbido, mi getta il suo sguardo curioso da sopra le pagine del quotidiano che sta leggendo...

Bones Skin Hair Mouth... Left shoulder...

Guardo il mio riflesso nel vetro, per vedere ciò che vedi tu quando mi guardi. Fuori il tempo è cambiato. Il sole si è trasformato in nebbia. Mi sto allontanando da te - solo per poco - e anche dal tuo calore e dalla tua luce....

I was just looking for happiness...

Ora gli alberi sono corpi macilenti che vagano spettrali nell'orizzonte del mio sguardo...

If I could stay... Then the night would give you up. Stay...then the day would keep its trust. Stay...with the demons you drowned. Stay...with the spirit I found. Stay...and the night would be enough.

Le fabbriche invadono lo spazio del finestrino. Una fugace apparizione e poi via. Ora a fare la sua comparsa è una vecchia stazione con le tettoie in ghisa che mi fanno sentire come un viaggiatore d'altri tempi, su un treno a vapore, alla scoperta di qualche meraviglia o qualche nuova frontiera...

Sit down, give me your hand. I'm gonna tell you the future. I see you, living happily with somebody who really suits ya. Someone like me.

Sto ascoltando: Coldplay, "Trouble", Parachutes.

Monday, November 13, 2006

C'est pour toi

Tu me regardes et mon cœur tombe à l'eau. Ne te pose pas trop de questions : la réponse est dans mes yeux. Elle est quelque part au milieu de nous deux. C'est pour toi que j'aime encore, c'est pour toi que je suis la, c'est pour toi que j'ouvrais mes bras. Ta présence en moi réveille l'eau qui dort. Je ne connais pas ce que je suis. Je suis quelqu'un de nouveau, quelqu'un de plus beau et peut-être plus fort.

Thursday, October 26, 2006

Mortal Thoughts


Kenny Fries


More than your shirt I’m wearing.

More than the wildflowers in the field.

The purple will yield to yellow—


when it turns red I will not be here

to see it. This weight I feel is not

the weight of your body. When I touch


your skin I am trying to remember it—

It is not your skin I need to remember.

Nor this particular shade of violet


flattering the field. When your tongue

entered my mouth this morning I tasted

that flower—I know each year the same


color will return. When I take off

your shirt tonight I will anticipate

the red waiting to overtake the field.


Sto ascoltando: Chicane, "Saltwater"

Wednesday, October 25, 2006

Sussurrato... silenziosamente

Le danze sono terminate. Sulla pista solo pochi irriducibili ondeggiano uno tra le braccia dell'altro sulle note di una canzone che non ami. Mi sento stanco, mi fanno male gli occhi. Mi guardo attorno e trovo posto su un divano bianco dove mi siedo per riposare un po'. Tu ti appoggi allo schienale, il piede sinistro a terra, la gamba destra sollevata. Chiudo gli occhi mentre tu ti guardi intorno, scrutando i volti delle persone che sciamano verso l'uscita, mentre le ultime note si spengono. Improvvisamente sento le tue mani che scivolano sulle mie spalle e giù fino al petto, dove si fermano. La mia testa cerca il tuo grembo. Con gli occhi chiusi avverto ogni minimo dettaglio: le orecchie sentono il tuo leggero sospiro, il mio naso il tuo profumo fresco; le mie mani toccano le tue e le stringono. Avverto il movimento ritmico del tuo respiro, un movimento che dal petto si trasmette alla pancia e da questa alla mia testa che ne è cullata. Mi abbandono a questo abbraccio, al bisogno istintivo di contatto con te. Apro gli occhi. Dall'altro divano alcune persone ci stanno osservando. Provo uno strano piacere all'idea. Sì, perché tu stai abbracciando me e anche se loro possono vederci, non possono sentire... Non sentono lo sciabordio delle onde del mare della mia anima in questo momento. È tumulto e quiete. È mio. Ed è tuo. Reclino il capo all'indietro per guardarti in volto. Vedo qualcosa di bello. La porta dei tuoi occhi è spalancata e anche là dentro scorgo qualcosa di meraviglioso. Le tue iridi brune si fissano nel lago dei miei occhi. Mi chiedo che cosa tu vi legga. Forse la risposta la conosco...

Sto ascoltando: U2, "Stay (Faraway, So Close!)", Zooropa, 1993.

Friday, October 20, 2006

Madonna - Open Your Heart


Watch out!

I see you on the street and you walk on by
You make me wanna hang my head down and cry
If you gave me half a chance you'd see
My desire burning inside of me
But you choose to look the other way
I've had to work much harder than this
For something I want don't try to resist me

[Chorus:]

Open your heart to me, baby
I hold the lock and you hold the key
Open your heart to me, darlin'
I'll give you love if you, you turn the key

I think that you're afraid to look in my eyes
You look a little sad boy, I wonder why
I follow you around but you can't see
You're too wrapped up in yourself to notice
So you choose to look the other way
Well, I've got something to say
Don't try to run I can keep up with you
Nothing can stop me from trying, you've got to

[chorus]

Open your heart with the key
One is such a lonely number

Ah, ah, ah, ah
Open your heart, I'll make you love me
It's not that hard, if you just turn the key

Don't try to run I can keep up with you
Nothing can stop me from trying, you've got to

[chorus]

Open your heart with the key

Open your heart, I'll make you love me
It's not that hard, if you just turn the key
[repeat and fade]

Thursday, October 19, 2006

Quanta poesia in una lacrima

Mezzanotte. Milano. Metropolitana, stazione Moscova. I vagoni sono abitati da un popolo dal volto stranito. Alcuni sono ubriachi, altri semplicemente stanchi, pensierosi, afflitti, messi a dura prova da una giornata di affanni. Io che sono appena uscito dalla casa di un'amica, dove ho trascorso una serata spensierata, mi sento un privilegiato. Ho sonno, certo, ma sono sereno. Ma salendo sul treno della metro mi sembra per un istante di scendere all'inferno. Sarà che la linea verde non è la gialla - è più vecchia e più sporca - ma in questo momento colgo le contraddizioni della città. È come se passata una certa ora, addentrandosi nella notte, altri esseri emergessero dalle tenebre, non vampiri ma persone alienate. Mi ritrovo a guardare un bel ragazzo seduto di fronte a me, con il suo maglione marrone con inserti in cavallino. Anche lui mi guarda, ma i suoi occhi hanno un che di vacuo, come se si fosse appena fatto un viaggio psichedelico. È strano, quasi assente. All'improvviso mi volto alla mia destra. Seduto a pochi metri da me c'è un ragazzo molto giovane, forse 16 o 17 anni. Dall'aspetto si direbbe algerino o tunisino. È bellissimo, con un volto da bambino sperduto e innocente. Indossa dei jeans, una maglietta e una giacca di colore verde, di lana. Nelle mani ha un libro. Lancio uno sguardo alla copertina e leggo Si c'est un homme: si tratta della traduzione in francese di Se questo è un uomo di Primo Levi, un romanzo che anch'io amo moltissimo. Il ragazzo apre il libro circa a metà e comincia a leggere, totalmente concentrato, come se non esistesse più niente al di fuori di quelle pagine in cui si è immerso. Lo osservo per qualche minuto. Poi alcune lacrime sgorgano dai suoi occhi. Con molta dignità se le asciuga con il dorso della mano sinistra. Il treno si ferma. Siamo arrivati alla Stazione Centrale, la mia fermata. Le porte si aprono. Scendo. Si richiudono. Mi volto mentre la metro riparte, portandosi via il ragazzo che legge Primo Levi in francese, commuovendosi. Io cammino a passo spedito verso la linea gialla. "Nuova", "pulita", vuota.

Sto ascoltando: Anouk, "One Word", Hotel New York, 2004.

Friday, October 06, 2006

Amenità...

In una lista per traduttori, grazie ad una collega, è stata segnalata l'amenità del cartello stradale riprodotto qui a fianco, che si trova tra Penarth e Cardiff (in Galles tutti i cartelli sono in inglese e gallese). Nella parte in inglese si intima ai ciclisti di scendere dalla bibicletta ("Cyclists dismount"). La parte divertente è la traduzione in gallese. Questa, infatti, dice: "Llid y bledren dymchwelyd", che significa qualcosa come "l'infiammazione alla vescica butta giù". L'articolo della BBC che ne dà notizia ipotizza che sia stato usato un traduttore automatico per tradurre la frase dall'inglese al gallese, ma che chi se n'è occupato abbia confuso "cyclists" con "cystitis".

Sunday, September 24, 2006

Sempre una citazione...


Com'è che la cosa meno originale che sappiamo dirci è tuttavia la sola cosa che desideriamo sentire? "Ti amo" è sempre una citazione. Non sei stata tu a dirlo per la prima volta e nemmeno io, eppure, quando lo dici tu e quando lo dico io, siamo come dei selvaggi che hanno scoperto due parole e le venerano.

Jeannette Winterson, Scritto sul corpo, (Written on the Body, 1992), trad. it. di Giovanna Marrone, Milano, Mondadori, 2005.

Saturday, September 09, 2006

Tanti auguri Eagle


Auguri ad uno dei blogger più simpatici che mi hanno linkato! (Devo farmi perdonare perché li ho fatti in ritardo :-P). Buon compleanno Eagle and enjoy your Saturday with the Aviator ;-)